Art Advisor – Martina Zanin

Spazio Labo’ centro di fotografia ospita in questi giorni la mostra personale I MADE THEM RUN AWAY dell’artista visiva Martina Zanin.


I Made Them Run Away

Spazio Labo’ centro di fotografia ospita in questi giorni la mostra personale I MADE THEM RUN AWAY dell’artista visiva Martina Zanin.
Il tema dell’esposizione è il rapporto che l’artista ha con sua madre Giulia. Un rapporto ricostruito attraverso un vero e proprio archivio di ricordi, ripercorso e assemblato tra foto di famiglia testimoni di una figura materna resa più umana che madre.

La prima cosa che si nota è che nelle fotografie c’è sempre una porzione strappata via, simbolo e rappresentazione di rapporti lacerati, di relazioni che vedono Giulia come unica superstite.
Partendo dalla presa di coscienza che nessuno di quegli uomini ha lasciato il segno nelle loro vite, Martina Zanin introduce il concetto del MADE THEM RUN AWAY suggerendo l’ipotesi che lei e sua mamma hanno fatto scappare via questi uomini dalla loro famiglia.

Parte della mostra è dedicata anche gli scritti della madre: Lettere a un uomo mai avuto. Una raccolta di lettere a cuore aperto in cui lei fantastica sull’ipotesi delle sue relazioni interrotte, proiettate nella stanza simulando graficamenre l’avazare della scrittura.

L’elemento che unisce tutti questi materiali sono le fotografie di Martina: rielaborazioni di scene di vita quotidiana e aneddoti della sua infanzia che ha cercato di tramutare in qualcosa di visibile, in modo da investigare nel profondo quell’oscura presenza maschile che è stata per lei sempre un mistero.

Il viaggio di I MADE THEM RUN AWAY mostra come Martina Zanin sia un’artista capace di destreggiarsi in diversi ambiti delle arti visive, dimostrando che nell’arte la sincerità e l’autenticità sono ancora valori che fanno la differenza.

Sofia Fiorini – Quattro quartine

Ci sono cose che ispirano gioia
col solo compiersi della natura.
Vorrei fare come vola un uccello –
avere quel sentore di creatura.


*


Come lucertole che abbiano
perso la coda dall’eternità –
come il fantasma di noi stessi
presentiamo la divinità.


*


Ma la cosa più difficile
è amarci lontani –
sentire che in me hai riposto
un tesoro con le tue mani.


*


Anche all’ombra delle nostre ferite,
nel punto cieco delle cicatrici
– non solo sdegnando gli dèi –
si impara occultamente la magia.

Sofia Fiorini è nata a Rimini nel 1995 ed è laureata in Italianistica all’università di Bologna. La logica del merito (Interno Poesia, 2017. Premio Violani Landi sezione Poeti Inediti, finalista al Premio Rimini, finalista al Premio Solstizio Opera Prima 2018, secondo premio al Premio Prato 2020) è il suo libro d’esordio. Suoi testi sono inclusi nell’antologia Abitare la parola. Poeti nati negli anni Novanta (Ladolfi, 2019, a cura di Eleonora Rimolo e Giovanni Ibello). I testi qui presentati sono tratti dal libro inedito La ferita magia.

Bulb – Alice Patara

Spine Bulb – Scarica il poster di Alice Patara gratuitamente .

“Ho sognato che mi uscivano delle blatte dalle maniche e mi camminavano sulle mani.”

Il poster di Ottobre di Bulb è frutto della penna e degli occhi di Alice Patara, giovane artista e illustratrice dell’Accademia di Belle Arti di Bologna.

L’immagine è un estratto dal suo progetto di fotografia sui sogni, una serie di quindici fotografie che strizzano l’occhio alla fotografia analogica, ma restano ancorate al presente grazie ai disegni digitali che danno vita al mondo onirico dell’artista.

“I disegni rappresentano tutti dei sogni: faccio quasi sempre dei sogni molto realistici, molto spesso con animali come protagonisti. Di solito sono giganteschi oppure sono migliaia, a volte sono aggressivi, a volte sono innocui, qualche volta devo salvarli oppure ogni tanto sono loro che si prendono cura di me.”

Zoom 2.2 – Intervista a Irwin

Zoom 2.2 – Intervista a Irwin

In questo nuovo episodio di Zoom abbiamo intenzione di portarvi a fare un viaggio. Un viaggio che attraverserà numerose città italiane come Milano, Bologna e Firenze. A farci compagnia in questo frenetico itinerario sarà Irwin, uno dei più attivi street artist italiani che vanta numerose opere sparse per tutto lo stivale e anche in molte città europee.

Parleremo di cultura urban, di graffiti e di avventure notturne.
Come in ogni viaggio che si rispetti, abbiamo selezionato alcune canzoni da farvi sentire nel tragitto.
Buona lettura.

D: La cultura Urban nel mondo è da sempre in continua espansione e negli ultimi anni ha decisamente conquistato anche l’Italia, uno degli ultimi baluardi conservatori legato a una concezione molto stereotipata di questo universo.

« Se provavo a spiegarlo a mia mamma diceva “Che cosa?”
 Che ne sapeva lei di blocchi, flop e fat rosa »

Negli anni ’90 ciò che oggi è considerato cool non era affatto visto di buon occhio dalla maggior parte delle persone. Ora invece è all’ordine del giorno comprare sneakers, ascoltare rap e apprezzare la street art nelle città.
Ti va di raccontarci in che modo è cambiato l’atteggiamento delle persone nel recepire il tuo lavoro?

R: Certo, molto è cambiato. Però un feedback che mi accompagna da molto prima che il nostro mondo diventasse cool é che il mio lavoro puó fare da punto di riferimento per chi lo vede. Spesso mi è stato detto che il cane in particolare fa sentire le persone a casa. Trovo che molta piú gente sia interessata ad un lavoro più legato al lettering, alla stratificazione e alle tag.
Sicuramente da quando fare graffiti è diventato mainstream si sono confuse molte cose. Da vari generi di stili si sono ramificate diverse strade che hanno i propri follower. Quindi ogni genere ha una vita propria. I nuovi produttori e fruitori non sono preparati e tendono a mischiare tutto. Comunque oggi grazie a molte più persone che seguono i mondo dei graffiti alcuni sono diventati rock star.
I miei genitori non mi hanno mai vietato di dipingere.
È sempre stato per me un modo per esprimermi e sfogarmi.

D: Il tuo percorso spazia tra Milano, Firenze e Berlino. Il lavoro del writer porta per sua indole a viaggiare molto, infatti non è difficile apprezzare la tua firma, il muso di un cane colorato, nei luoghi più disparati d’Italia.
Come abbiamo detto in precedenza oggi è cambiato radicalmente l’approccio delle persone con questo tipo di cultura e, di conseguenza, il lavoro del writer non passa più come atto vandalico fine a sé stesso, ma viene molte volte agevolato dalle autorità che concedono spazi per creare valore artistico nelle città.

 « Passi dietro i treni, trattieni il fiato se tremi
Per fare il writer non basta che premi
La notte consiglia, non parlare: bisbiglia
So che per ogni calamità la calamita blocca la biglia. »

Ci troviamo quindi davanti a una situazione dove ora viene resa libera una superficie che in precedenza veniva conquistata sul filo del rasoio.
Quale è una delle esperienze più avventurose che hai vissuto per la creazione di un tuo pezzo?

R: Ogni graffito illegale è un’avventura, più o meno pericolosa, con più o meno imprevisti che succedono, spesso prima e dopo l’azione vera e propria. Il progettare un pezzo per un muro che vorresti fare è fatto anche di tour in auto, di incontri pazzi nella notte, di km macinati a piedi o in bici con secchi, asta e zaini di spray per raggiungere posti improbabili. Scappare dalla polizia dà sicuramente tanta adrenalina, con le guardie, che ti giri e sono lontane, ti rigiri e sono a pochi metri. Anche il dopo è eccitante, quando hai fatto il pezzo che volevi, nello spot che volevi, e soddisfatto te ne vai a dormire. Per me tutto questo fa parte della cosiddetta avventura.
Una piccola avventura in cui mi sono divertito molto è stata a Berlino. L’inverno scorso ha ghiacciato l’acqua dei canali tanto da poterci camminare sopra, anche se non si può certo vedere quanto il ghiaccio sia spesso. E ti assicuro che nel buio il ghiaccio scricchiola tantissimo. Un altro tipo di scricchiolio l’ho sentito anni prima facendo una tag a rullo sopra ad un cartello sul tetto di una fabbrica abbandonata. Il tetto ha cominciato a rompersi sotto i miei piedi. Il mio amico Ribes che era rimasto giù e aveva solo sentito il boato all’interno della fabbrica mi chiamava per cercare di capire se fossi ancora vivo. Fortunatamente ero vicino al bordo e sono riuscito a sedermi su una parte in cemento. Mi tremavano le gambe.
La tag a rullo la feci comunque, bruttissima.

D: I racconti dell’immaginario hip hop sono ambientati nel cuore delle città o nei più subordinati vicoli delle periferie. Stiamo parlando però di zone agli antipodi di un unico ambiente: la giungla urbana.

«Questo schifo di città è come una giungla, e ci sono serpenti, volpi e leoni, e se serve devi essere tutti e tre»

Le tue opere, oltre a trarre ispirazione dal tuo tessuto di appartenenza, si trovano ad animare le città con veri e propri animali, popolando così i muri con una fauna che trova nella giungla di cemento il suo habitat naturale.
Come nasce ed evolve il passaggio da writer a street artist e l’utilizzo di questi nuovi soggetti di tipo animale?

R: A dire il vero non sento di aver fatto nessun passaggio. Ho sempre disegnato animali. Non mi definirei uno street artist. Anzi non mi definirei. Faccio fatica ad usare questo tipo di definizioni perché trovo che la realtà sia molto più fluida.

D: Il tuo approccio naturalistico nei confronti di questo tipo di arte mi riporta alle parole che ho letto nella rivista tra/montana dove si elogiava la capacità della street art di trascendere ciò che ci rende schiavi nella società di oggi. Per quanto la si voglia rendere sempre più esclusiva la cultura Urban è un linguaggio parlato dalla gente comune senza limitazioni social(i), economiche e culturali.

Andando indietro nel tempo possiamo notare come storicamente il muro è sempre stato “il giornale del popolo” e, di conseguenza, comunicare attraverso di esso vuol dire rimanere impressi per un lungo periodo nella mente delle persone.
Che emozione si prova per te oggi a lasciare una tua opera in un muro di una città?

R: È sicuramente una soddisfazione. E se il lavoro rimane per un po’ di tempo entrando a far parte della città ancora meglio.

É sicuramente bello ripassare davanti ai propri disegni e mi fa piacere quando gli amici sparsi per il mondo mi mandano foto dei miei pezzi per farmi vedere che sono ancora li. A distanza di tempo ho una percezione diversa del mio lavoro, lo digerisco meglio.

Arianna Vartolo – Inediti

Conservo la Siviglia dei tuoi sogni:
quella della luce in piazza, nei luoghi
noti – solo da toccare ancora.
Natale e meta del nostro essere
nudi e bambini
tra queste bolle di sapone; rimaste

in tasca.


*


A volte il cibo ti sembra avere
lo stesso sapore dello sperma; il che – pensi
conferma il tuo credo del durare
del seme, del tempo al culmine delle cose.
L’alimento che passa
e bussa sulla lingua a reclamare
la propria forma di stato eterno. Intanto è giorno
e tu rimani con le gambe poggiate alla ringhiera
di quell’unico spazio esterno
che riesci al momento ad abitare.
Continui a masticare in un impasto
denso di sensi di resti di semi rimasti tra i denti
che cerchi in ogni modo di levare. Basterebbe lavarli lavare
ciò che si ancora vicino all’angolo del mento.

Ciò che resiste sulla parte della bocca
che la tua mano ancora tocca a memoria.


*


Voglio giocare a farti
venire avanti – e indietro per un
passo; solo a toccarti
la punta del naso con fili

d’erba bruciata. Agosto
è il tempo dei fantasmi: ogni ombra
ha forma storia posto

qui: noi ne sentiamo la pelle.


*

Hai scavato con i denti il letto dell’unghia
quasi fosse della fossa
il simbolo stretto nel solco dell’ultima terra.
Senti intanto detto il tuo nome al reparto
surgelati: richiamato all’attenzione, eri entrato
solo a comprare funghi – a cercarli
immolati per la cena. Ti ritrovi al contrario distratto
nella degna anticipazione del lutto:
                                            la tua carne a contatto
                                            con gli strati proliferati di spore e miceti.


*


E nel tuo tiepido farti
lattea simile alla consistenza
del riverbero oltre quella finestra

mi chiedi com’è quando parti;
e dei ritorni mi sveli il segreto
– tu; ché io posso solo rispondere

come unico il mare, amuleto
degli uomini, si stenda sulle terre
vergini – tra la luna e il nostro senso.


Arianna Vartolo è nata nel 1998 a Roma, dove vive. Studia Lettere Moderne all’Università “La Sapienza” di Roma. L’aiuto a non morire (Cultura e Dintorni Editore, 2019) è la sua opera prima in versi. Compare anche nell’antologia Abitare la parola: poeti nati negli anni Novanta per Giuliano Ladolfi Editore (2019). Di lei è stato scritto, tra gli altri, su ClanDestino, Pangea, Laboratori Poesia. Alcuni suoi inediti sono apparsi su riviste cartacee e online tra cui Atelier e Inverso.

Art Advisor – Foto/Industria 2021

Dal 14 Ottobre al 28 Novembre 2021 a Bologna si anima la Quinta Biennale di Fotografia dell’Industria e del Lavoro. Noi di Spine abbiamo pensato di creare una piccola guida per visitare tutte le location in modo pratico e funzionale.


Foto Industria in 48 ore

Guida Pratica

Dal 14 Ottobre al 28 Novembre 2021 a Bologna si anima la Quinta Biennale di Fotografia dell’Industria e del Lavoro. Noi di Spine abbiamo pensato di creare una piccola guida per visitare tutte le location in modo pratico e funzionale.
Armatevi delle vostre scarpe più comode perchè ci sarà da camminare. Buona lettura!

Il progetto, ideato e curato dalla Fondazione MAST, ha come tema comune il cibo, argomento che coinvolge un fascia di pubblico molto ampia e variegata, che per questo si presta bene ad essere unita con il mondo della fotografia.

Le 11 mostre sono dislocate in vari palazzi storici e punti d’interesse culturale della città di Bologna. Ogni luogo dialoga con i lavori esposti e con l’allestimento scelto per presentarli. Niente di quello che vedrete è lasciato al caso.

Il tema del cibo è sviluppato attraverso una narrazione molto precisa, che sa di volta in volta quali corde toccare. Si parla di ambiente, degli esseri che lo abitano e dei cambiamenti che hanno vissuto.
Gli attori principali sono l’uomo e ciò che lo circonda, attraverso una narrazione che racconta il rapporto che essi hanno tra di loro e lo sviluppo della tecnologia e dell’economia globale nel corso della storia.
Si parla anche di industria, delle tecniche di produzione del cibo e dell’impatto sul mondo.
Ogni mostra esprime nel suo piccolo una grande verità, facendoci sentire un campanello di allarme per qualcosa a cui, presto o tardi, andremo incontro.

Ecco le tappe del percorso che vi consigliamo:

  • Fondazione MAST, Via Speranza 42. Ando Gilardi – Fototeca
  • MAMbo, Via Don Minzoni 14. Jan Groover – Laboratory of Forms
  • San Giorgio in Poggiale, Via Nazario Sauro 20/2. Hans Finsler – Schokoladenfabrik
  • Palazzo Fava, Via Manzoni 2. Bernard Plossu – Factory of Original Desires; Herbert List – Favignana
  • Fondazione del Monte di Bologna e Ravenna Palazzo Paltroni, Via delle Donzelle 2. Henk Wildschut – Food
  • Palazzo Boncompagni, Via del Monte 8. Vivien Sansour – Palestine Heirloom Seed Library
  • Palazzo Zambeccari, Via De’ Carbonesi 11. Mishka Henner – In the Belly of the Beast
  • Palazzo Pepoli Campogrande, Via Castiglione 7. Lorenzo Vitturi – Money Must Be Made
  • Università di Bologna Collezione di Zoologia, Via Francesco Selmi 3. Maurizio Montagna – Fisheye
  • Padiglione dell’Esprit Nouveau, Piazza della Costituzione 11. Takashi Homma – M+Trails

Art Advisor – Jeffrey Eugenides / Roland Barthes

Art Advisor – Jeffrey Eugenides / Roland Barthes


Due al prezzo di uno !

L’amore, per quanto di tanto in tanto si tenti di ignorarlo, arriva per tutti.

A volte parlarne ci imbarazza, altre ci fa sentire stupidi e altre ancora sembra sia lui a evitarci. Tuttavia non importa la stagione in cui ci troviamo o gli anni che abbiamo: senza passare mai di moda appena ne ha l’occasione travolge il corpo e disordina la mente.

È così tanto inaspettatamente travolgente che sarebbe troppo bello anche solo pensare di poter avere tra le mani una guida all’innamoramento da poter consultare quando, senza preavviso, bussa alla nostra porta.

A tal proposito Madeleine Hannah, protagonista delle pagine de “La trama del matrimonio” di Jeffrey Eugenides, consiglierebbe di leggere “Frammenti di un discorso amoroso”.

Quel libro l’ha aiutata quando, tra l’amore folle di Leonard e quello discreto di Mitchell, il suo cuore era confuso tanto quanto la sua mente.

L’ha scoperto al corso di semiotica all’università e da quel giorno non è più stata in grado di separarsene.

Non era come gli altri libri, era più facile da comprendere e leggendolo trovava conforto. L’ha presa per mano accompagnandola in quella che inizialmente può sembrare la tipica storia di una relazione tormentata capace di risanarsi in poche pagine, ma che è invece il racconto dell’evoluzione dell’amore che da possessione e annullamento di sé diventa libertà e indipendenza.

Trovare libri che parlino d’amore in modo maturo e acuto è ormai più complesso di quel che sembri.

“La trama del matrimonio” di Jeffrey Eugenides e “Frammenti di un discorso amoroso” di Roland Barthes ne sono stati capaci.

Entrando in punta di piedi nella mente, come soltanto un buon libro sa fare, non terminano la loro esistenza con l’ultima parola dell’ultima pagina, ma continuano a vivere nella realtà di chi leggendoli sa comprenderli.

Margherita De Cataldo

Matteo Fantuzzi – Intorno #1

Comunque, caro Matteo, il tema sarebbe – chiamiamola così! – la Romagna poetica, luogo in cui risiedono tanti autori e molte autrici così come le attività collaterali non mancano; sarebbe dunque interessante scoprire, tramite queste riflessioni di invitati e subentranti, se si tratta di una rete che collabora e dialoga al proprio interno con chissà quali tendenze, obiettivi, o se siamo davanti ad attività ed esperienze letterarie a sé stanti, individuali, nel senso che evaporano nel momento stesso in cui si manifestano, senza chissà quale visione; insomma, come vedi, ma anche soprattutto se la vedi, questa Romagna poetica, e le tue considerazioni, positive o negative che siano, come magari è andata a mutarsi rispetto a quando tu hai iniziato, e se ci sono collegamenti e scambi tra il dialetto e l’italiano, e via dicendo fin l’eterno…

Quando nel 2006 ho curato per l’editore Campanotto La linea del Sillaro venivo da un percorso di festival di poesia sviluppati tra l’Emilia e la Romagna, l’intento era quello di rappresentare un territorio complesso che viveva una duplice condizione: la presenza di molti autori (importanti, conosciuti, stimati, centrali e/o innovativi), ma dall’altra la mancata coesione territoriale.

Se ci spingiamo in Romagna, terra di mille paesi e campanili, terra dove nemmeno la lingua è una, dove nel giro di pochi chilometri cambiano in maniera sostanziale i dialetti, in tutto questo la poesia, espressione almeno fino a poco tempo fa nettamente popolare non può che uscirne ammaccata.

Manca da tempo in Romagna un progetto editoriale imponente, un corrispettivo di Guanda a Parma, per intenderci. Non mancano gli editori coraggiosi: Walter Raffaelli a Rimini continua a portare avanti la propria collana curata e supportata da Gianfranco Lauretano, con altrettanto coraggio si muove L’Arcolaio a Forlì grazie a Gianfranco Fabbri, manca purtroppo da qualche anno Moby Dick a Faenza per la perdita davvero prematura e difficilmente colmabile di Guido Leotta e Giovanni Nadiani che tanto hanno fatto per la traduzione e la poesia straniera in Italia, anche delle lingue minori. Manca lo spirito che tra gli anni Settanta e Ottanta aveva animato la casa editrice Forum/Quinta generazione a Forlì da cui sono partiti molti dei poeti che oggi formano la colonna vertebrale della poesia italiana. Isabella Leardini, riccionese, dirige una collana, anche con titoli importanti, ma è Vallecchi a Firenze.

In Romagna mancano i festival dopo la fine di Parco Poesia a Riccione prima e Rimni poi: Parco Poesia è stato il festival di poesia di inizio anni Duemila, quello che oggi viene riproposto con molteplici sfaccettature in tutta Italia: la nuova poesia in contatto e dialogo con la poesia più riconosciuta. C’è un ponte, forse non programmatico ma facilmente avvicinabile: è la rivista Sul porto di Cesenatico: Ferruccio Benzoni, Stefano Simoncelli e Walter Valeri decidono di creare un dialogo programmatico col mondo italiano rimanendo però adesi alle proprie radici. L’interlocutore di riferimento sarà Raboni che a cavallo tra gli anni Settanta e Ottanta dedica loro una delle uscite della collana da lui diretta proprio in Guanda.

In Romagna non mancano le letture: Santarcangelo come Faenza, fino a pochi anni fa Forlì con l’attività di Poliedrica interrotta dalla morte di Stefano Leoni, nemmeno le riviste mancano. Nasce qui Clandestino, una delle punte delle riviste militanti italiani a cavallo di fine millennio:  Davide Rondoni, Alberto Casadei e il già citato Gianfranco Lauretano. Sarà lo stesso Rondoni a dirigere per molti anni il centro di poesia dell’Università di Bologna, ma Bologna appunto, perché in qualche modo in Romagna le differenze, i campanili, sembrano prevalere.

Neppure i premi mancano nel recente passato: premio Rimini dedicato alla giovane poesia (ancora Isabella Leardini), premio Spallicci a Castrocaro Terme (segreteria affidata a Gianfranco Fabbri): neppure i luoghi mancherebbero, la Ravenna di Dante e dei trebbi poetici immaginati da Walter Della Monica (ideatore del Premio Guidarello e del Centro Relazioni Culturali di Ravenna), la San Mauro di Pascoli, la Cesenatico di Marino Moretti (e degli spazi di Casa Moretti).

Cosa manca in tutto questo ? Manca un luogo collettivo, una identità collettiva in grado di garantire la diffusione della poesia e degli autori che gravitano in questo territorio, manca un progetto di coesione, una spinta che esca dai confini delle province, dalle strette di questo o quell’altro piccolo progetto. Manca una attenzione universitaria reale e in parte non dipendente da Bologna-Ferrara-Urbino. Servirebbe innanzitutto parlarsi, vedersi, cercare un punto d’incontro, capire le esigenze, comprendere le aspettative territoriali.

Spendere un pomeriggio o una sera a parlarsi, tutti quelli che vogliono fare poesia impegnandosi, serve un luogo, un coordinamento, un ascoltarsi e un farsi ascoltare. Il pubblico in Romagna sa farsi volere bene, è attento, incoraggia. Da queste parti il poeta è ancora una delle anime della comunità, come il prete e come il farmacista.

Dovremmo solo incontrarci ripeto, questa serie di articoli è un ottimo punto di partenza per prendere responsabilmente in mano la situazione. Ora sta noi andare avanti.

Matteo Fantuzzi (1979). Nato e cresciuto in provincia di Bologna, vive a Lugo di Romagna, in provincia di Ravenna. Nel 2008 ha pubblicato Kobarid, opera poetica con cui ha vinto il Premio Letterario Camaiore, nella sezione giovani. Nel 2017 ha poi pubblicato La stazione di Bologna, per la casa editrice Feltrinelli, Premio Matteotti della Presidenza del Consiglio dei Ministri.

Ha curato La linea del Sillaro, La generazione entrante e, assieme a Isabella Leardini, Post ’900. Lirici e narrativi. Dopo avere scritto su l’Unità scrive oggi per Strisciarossa coordinando UniversoPoesia.

Zoom 2.1 – Intervista a Mark Rogers

Zoom 2.1 – Intervista a Mark Rogers

Dopo una lunga (ma non lunghissima) pausa estiva, abbiamo deciso che per tornare a intrattenervi con la nostro rubrica “Zoom” dovevamo per forza presentarci con un “coupe de theatre”. Sebbene i recenti successi sportivi ci suggeriscano un po’ di sano campanilismo, è un piacere per noi oggi dare uno sguardo oltre al nostro amato tricolore e presentarvi, in questo nuovo episodio, Mark Rogers: artista statunitense, originario di Portland – Oregon, pioniere ed esponente del Surrealismo Pop e del Realismo Magico.

Se non bastasse guardare i suoi dipinti per essere subito incuriositi dall’immaginario che racconta, potete trovare all’interno del Q&A presente nel suo sito (https://www.markrogersart.com/about) talmente tanti spunti creativi che potrebbe risultarvi difficile riuscire a strutturare una domanda ben precisa. Non vi neghiamo che anche per noi è stato così. Siamo riusciti però a divincolarci tra un’ abduction e l’altra, e a presentarvi in questa intervista quello che Mark ci ha raccontato.

Bentornati su Zoom, buona lettura.

In The Path of Totality – 24 X 34 Oil on Panel 2018.


D: Nello statement Pioners from Beyond presente sul tuo sito, racconti di come le storie che rappresenti all’interno dei tuoi dipinti siano frutto della commistione tra la tua immaginazione, il legame con la tua terra e, in piccola parte, le suggestioni fornite da tematiche più conosciute come ad esempio: La teoria degli antichi astronauti.
Si sviluppa quindi uno scenario totalmente inedito dove le civette non sono certo quelle di Harry Potter (“The Owls Are Not What They Seem “) e dove personaggi di mondi ed epoche storiche differenti si uniscono e interagiscono tra loro in situazioni a volte più, a volte meno riconoscibili, creando però un mondo che, sebbene sia per noi estraneo e misterioso , risultato credibile e strutturato.

Ti va di raccontarci dove nasce questa tua passione per il mondo paranormale e quale delle tematiche che illustri ti suggestiona di più?

Sono sempre stato interessato al paranormale, ai fantasmi, ai vampiri, agli alieni, ai mostri, alla magia, alla stregoneria e a qualsiasi tipo di abilità paranormali. Non riesco a spiegare perché amo così tanto tutte queste cose, le adoro e basta.

Forse ero uno stregone in una vita passata.

Energy Cycle” – 16×20 Oil on Panel 2020.

D: Dopo aver osservato molti dei tuoi lavori, quello che più mi ha colpito, oltre alla presenza di personaggi cult come il Big Foot o il leggendario Uomo Falena, è la struttura della composizione di scena pittorica. Se mi dicessero che all’interno di una chiesa aliena in pianeta sconosciuto hanno ritrovato uno di questi dipinti non farei fatica a crederlo. I personaggi, così come gli oggetti e le azioni presentate, hanno un simbolismo studiato e ben preciso,lo stesso che possiamo trovare all’interno della pittura dei grandi maestri rinascimentali, con la leggera differenza che al posto di santi e icone religiose troviamo alieni,cowboys, coloni e robot.

Come mai hai scelto l’utilizzo di questo linguaggio pittorico più antico come mezzo per raccontare le tue storie?

Il mio stile artistico probabilmente è stato influenzato dall’educazione cattolica che ho ricevuto, un mondo che incarna alla perfezione il racconto artistico e il simbolismo.
Mi sento come se fossi stato immerso all’interno dell’arte narrativa sin dalla più tenera età.
In più ho sempre letto tonnellate di storie, quindi sono mi sento a mio agio con determinante dinamiche e personaggi.

La mia arte è incentrata su storie e personaggi che vivono in un mondo immaginario con un tema del vecchio western americano che io chiamo: The Southwestern Bellows.

Dream Harvest – 18×24 oil on panel 2021.

D: Molti tuoi dipinti presentano diverse analogie l’uno con l’altro creando così una storyline indiretta tramite la presenza di personaggi, ambienti e ritualità ricorrenti. Abbiamo poi piacevolmente scoperto che molti tuoi lavori sono spesso accompagnati da piccoli incipit dove si ha una vera e propria narrazione scritta della storia di cui siamo spettatori.

Quando costruisci una storia nasce prima il racconto che vuoi rappresentare oppure esso viene ispirato in un secondo momento ad opere conclusa?

Invento sempre prima la storia! Adoro le storie!

D: Leggendo alcune informazioni sul tuo sito abbiamo letto che nel 2009, a Springfield, hai visto un UFO splendere nel cielo. Non possiamo quindi perdere l’occasione per farti questa domanda:

Secondo te esistono altre forme di vita nell’universo? Se sì, ci hanno fatto visita oppure non sanno della nostra esistenza? E ancora: le tipologie di extraterrestri che ormai “conosciamo” (Grigi, Rettiliani, Orbs) sono frutto della nostra fantasia o si basano su un fondamento di verità?

Credo che ci sia altra vita nell’universo, ma per quanto riguarda la tua ipotesi credo che sia buona quanto la mia. Guardo tutti gli “spettacoli alieni”, ascolto podcast e leggo libri sull’argomento, ma non ho teorie o risposte vere e proprie. Trovo che ogni fenomeno soprannaturale sia affascinante.

The Cottage – 18X24 Oil on Panel 2020

D: Vogliamo concludere questa breve chiacchierata togliendo per un attimo lo sguardo dal cielo e rimettendo i piedi per terra. Sono passati quasi due anni da un avvenimento storico che ha messo in standby il mondo come lo abbiamo sempre conosciuto aprendoci ad uno scenario tipico di film distopici e apocalittici: la pandemia globale.

Visto che la tua visione artistica sembra provenire da una prospettiva futura più o meno lontana, ti va di provare a immaginare come secondo te evolverà il mondo di fronte ai cambiamenti che stiamo vivendo?

In realtà, mi sento come se tutto il mio lavoro si svolgesse nel passato, o “fuori dal tempo” completamente.  Le creature nei miei dipinti non hanno computer portatili o cellulari e nemmeno automobili. Nel nostro mondo così tecnologico, è rilassante per me visitare e immaginare questo posto. È come se fossi all’inizio del 1800.
Sì, ci sono alieni mentalmente più avanzati che popolano il mio mondo immaginario, ma la maggior parte dei loro oggetti non sono tecnologici, sono magici.


Zoom 2.1 – Mark Rogers – EN

After a long (but not very long) summer break, we decided that in order to return to entertain you with our “Zoom” column we had to show up with a “coupe de théâtre”. Although recent sporting successes suggest a bit of healthy parochialism, it is a pleasure for us today to take a look beyond our beloved Italian flag and present, in this new episode, Mark Rogers: US artist, from Portland – Oregon, pioneer and exponent of Pop Surrealism and Magic Realism.

If it were not enough to look at his paintings to be immediately intrigued by the imagery he tells, you can find in the Q&A present on his site (https://www.markrogersart.com/about) so many creative ideas that it could be difficult for you to succeed in giving a structure to a very specific question. We do not deny that it was like this for us too. However, we managed to wriggle out of the several abductions, and to present to you in this interview what Mark has told us.

Welcome back to Zoom, enjoy your reading.


Q: In the Pioneers from Beyond statement on your site, you tell how the stories you represent within your paintings are the result of the mixture of your imagination, the bond with your land and, to a small extent, the suggestions provided by well-known themes such as: The Theory of Ancient Astronauts.
A totally new scenario therefore develops where the owls are certainly not those of Harry Potter (“The Owls Are Not What They Seem”) and where characters from different worlds and historical periods come together and interact with each other in situations that are more or less recognizable, yet creating a world that, although strange and mysterious to us, is credible and structured in our eyes.

Would you like to tell us where your passion for the paranormal world is born and which of the themes you illustrate impresses you the most?

A: I have always been interested in the paranormal, ghosts, vampires, aliens, monsters, magic, witchcraft, paranormal abilities, you name it.
I can’t explain why I love all these things so much, I just do.
Maybe I was a warlock in a past life.

Q: After observing many of your works, what struck me most, besides the presence of cult characters such as Big Foot or the legendary Mothman, is the structure of the pictorial scene composition. If they told me that they found one of these paintings inside an alien church on an unknown planet, I wouldn’t find it hard to believe. The characters, as well as the objects and actions presented, have a designed and precise symbolism, the same that we can find within the painting of the great Renaissance masters, with the slight difference that instead of saints and religious icons we find aliens, cowboys, settlers and robots.

Why did you choose to use this ancient pictorial language as a means of telling your stories?

A: My art style probably is most likely influenced by my Catholic upbringing, which really embodies narrative art and symbolism. I feel like I was exposed to narrative art at a very young age, and I have always read tons of fiction so I resonate with characters.
My art is all about stories and characters that live in an imaginary world with an American Old Western theme that I call, The Southwestern Bellows. 

Q: Many of your paintings have many similarities, thus creating an indirect storyline through the presence of characters, environments and recurring rituals. Then we have pleasantly discovered that many of your works are often accompanied by small opening words where there is a real written narration of the history of which we are spectators.

When you build a story, does the story you want to represent first arise or is it inspired later when the work is finished?

A: I always come up with the story first! I love stories!

Q: Reading some information on your site we learned that in 2009, in Springfield, you saw a UFO shine in the sky. We cannot therefore miss the opportunity to ask you the following question:

Do you think there are other forms of life in the universe? If so, have they already visited us or are they unaware of our existence? And again: are the types of aliens that we now “know” (Grays, Reptilians, Orbs) the fruit of our imagination or are they based on a foundation of truth?

A: I do believe that there is other life in the universe, but as to what it is, your guess is as good as mine. I watch all of the “alien shows”, listen to podcasts, and read books on the topic, but I have no theories or answers. I find the entire phenomenon beyond fascinating.

Q: We want to conclude this short chat by taking our eyes off the sky for a moment and putting our feet back on the ground. Almost two years have passed since a historic event put on standby the world as we have always known it, opening us to a scenario typical of dystopian and apocalyptic films: the global pandemic.

Since your artistic vision seems to come from a more or less distant future perspective, would you like to imagine how the world will evolve in the face of the changes we are experiencing?\         

A: Actually, I feel like all of my work takes place in the past, or “out of time” completely. The people in my paintings don’t have laptops or cellphones or even cars. In such a technological world, it’s relaxing for me to visit this place. It’s like the early 1800’s. Yes, there are highly advanced aliens that populate my imaginary world, but most of their technology is magick. 

Art Advisor – Safe and Sound


Fa ridere ma anche riflettere !


Promossa da Art City 2021 a maggio, la mostra è riuscita a spiccare tra le numerose proposte di quest’anno. Sicurezza e Protezione sono i temi principali toccati dall’artista. Ma non solo!
Estremamente attuale rispetto al momento storico che stiamo vivendo, Aldo Giannotti affronta nei suoi lavori anche altri temi, come quello delle norme sociali, invitandoci a riflettere sul modo in cui possiamo modificarle.

Una delle sale della mostra è stata adibita a questo scopo, invitando il visitatore a creare l’opera con le proprie mani grazie a un laccio con il quale dare vita all’opera stessa, avvolgendolo intorno a dei punti segnati sulla parete.
In questo modo l’artista richiama anche il tema della percezione fisica e della posizione del corpo rispetto all’opera, mettendo in discussione tutta una serie di dinamiche museali che pensavamo statiche e intoccabili. L’intero spazio è punteggiato da vari box contenenti delle istruzioni alle quali il visitatore è invitato a partecipare e a dare il proprio contributo all’opera, pensando fuori dagli schemi.

Tutto il periodo di apertura della mostra è stato costellato dai Satellite Events: eventi con performers e musicisti in cui il focus era l’interazione e la partecipazione degli spettatori da un punto di vista più soggettivo, il tutto sempre rispettando i temi cardine di sicurezza e protezione.
Questa é stata la prima mostra antologica italiana di Aldo Giannotti, a cui seguirà “The grandstand” al Kunstpavillon di Monaco.

Nonostante il progetto si sia svolto nel corso del periodo estivo, Safe and Sound è stata una mostra che non ha fatto sentire il peso dell’afa bolognese, facendo trascorrere al visitatore un momento di leggerezza che sicuramente avrà lasciato un ricordo marcato, fra gli aperitivi e le giornate trascorse al sole della riviera.